London's life · The beginning

In viaggio verso Londra – 48 ore bloody hell

13 agosto 2010

PRIMA REGOLA: Non perdetevi d’animo. MAI.

Ce l’avete fatta. Avete superato il dramma su cosa portare in valigia. Avete deciso di lasciare a casa l’arricciatore. Avete concluso gli strazianti addii in aeroporto, girandovi verso i gate per non far vedere ai parenti e amici che vi sta scendendo una lacrimuccia. Avete ingannato vostra madre che se avesse visto quella lacrimuccia sarebbe salita sul carrello trasportatore del check-in per riprendervi la valigia e scortata a casa a mo’ di poliziotta. Avete cazzeggiato un’ora e venticinque minuti sull’aereo, coi giochini di Focus Extra comprato al giornalaio duty-free. Avete digerito quei panini portati da casa senza dover comprare niente sull’aereo (MAI, MAI comprare sull’aereo, ve lo dicono tutti no?).

Siete all’aeroporto e state aspettando le vostre valigie. Di fianco a voi, la scolaresca in viaggio studio che non smette di dire cagate e voi siete lì che pensate : “A regazzì, ma taci ‘n attimo che c’hai ancora la bocca sporca de latte!”. La famiglia anglo-italiana con la bambina dai riccioli d’oro che dice : “Mommy, what are we doing?” e lei che dice: “Aspetiamo li valigi e andiamo a kasa”. I business men che rientrano da Milano prendendo il volo più cheap perché l’azienda non ha pagato, stavolta.
Allora inizi a seguire uno di questi gruppi sperando che ti direzionino verso la giusta via. Io avevo scelto la famiglia multietnica.

Salgo sul treno che mi porta a Victoria, non prima di aver trottato su e giù cercando di capire dove si fa il biglietto. Mi servirebbe un’oliata alle giunture del braccio che trasporta 30 chili di effetti personali.

Il viaggio in treno è rilassante, e mi viene anche un po’ di abbiocco, ma rimango affascinata da tutte le case tipicamente inglesi, con le scale davanti alla porta tipicamente inglesi e il tetto piccolo e spiovente tipicamente inglese. Un trionfo di boroughs. Mano a mano che il treno si avvicina a Victoria Station, la città si illumina, e intravedo anche qualche palazzo illuminato a giorno che rende l’atmosfera scoppiettante.

Ma non appena scendo a Victoria, la magia e l’atmosfera svaniscono all’istante. Victoria Station è un ammasso di gente che si trova li per svariate ragioni: collega metro, stazione, centrale dei bus e dei taxi. Inoltre, all’interno della galleria, si trovano negozi e ristoranti. In più, è venerdì. E non contenti, sono le 21:30.
In pieno clima PARTY NIGHT, mi sento una vermiciattolo circondato da uccellini con un gran mal di schiena a causa dei modesti pesi che mi porto appresso da quasi un’ora.

SECONDA REGOLA: Non partite di sera se siete da soli. Sole, peggio ancora. E non partite di venerdì sera, da sole.

Siccome giorni prima di partire ho prenotato un ostello (non avendo avuto molta fortuna con la ricerca dell’appartamento),  per prima cosa controllo dov’è la District Line… convinta che sia una “line” di bus, ignorante di proporzioni galattiche, mi guardo TUTTE le fermate  in attesa di leggere la fermata Gloucester Road (pron.  Gloustr routhd). Nada. Nisba. Allora ritorno nella galleria e lì arriva l’illuminazione, o meglio il cartello “District Line” che indica giù, la Tube.  Prima però, il biglietto. Mi metto in coda alle macchinette automatiche ignorando l’ufficio informazioni e tickets, e quando arrivo davanti alla mia macchina, scopro che un biglietto singolo di andata costa 4 sterline. 4. Ovvero quasi 6 euro… ci rinuncio. Perché non ci credo. Vado all’ufficio informazioni e un controllore mi blocca dicendomi che è chiuso. Come cambio i soldi se le notes che ho io la macchina non le accetta? Scoraggiata, faccio per avviarmi giù quando sento voci italiane: una famiglia. Mi avvicino e chiedo informazioni e loro mi fanno scoprire la Oyster Card, una specie di abbonamento settimanale dove tu carichi tot soldi e con la tessera magnetica te la viaggi dove e come vuoi, in bus e in metro, finchè non ti scade al settimo giorno: “scendi, scendi, che te la attivano giù!” Così scendo nella tube per fare questa Oyster , ed entro in un botteghino di schifezze da mangiare dove un indiano dietro al bancone mi chiede cosa voglio. Ignorando il fatto che la metro potrei usarla tutta settimana, la carico solo per viaggiare fino a “Gloustr Routhd” (pronunciata all’italianissima GLOUSESTER ROD, ho dovuto dirglielo tre volte… sigh) Ora… esco dal botteghino, dove nemmeno le mie valigie stavano dentro, e mi avvio verso la District line. Altri venti scalini. Per fortuna un buon uomo mi prende la valigia pesante. Sono sudata da far schifo e non vedo l’ora di infilarmi sotto la doccia… salgo sulla metro, aiutata da un altro buon uomo. Victoria…Sloane square…South kensigton…Gloucester road. Stop! Scendo. Esco, altri 20 scalini in salita, un china mi aiuta…ormai ci rinuncio a scendere e salire da sola. Mi apposto sul primo scalino e guardo con compassione le persone che passano. Tutti mi aiutano, a parte le ragazze che chiaramente non se la sentono. Esco da Gloucester road e spiego la cartina davanti a me. Direzione Cromwell road, strada proprio di fronte alla metro. Zona ricca di Londra, sono a South Kensington praticamente, file e file di hotel e palazzi a cinque stelle.
Cammina e cammina, pesta pozzanghere e non, trovo l’incrocio con Queens Gate e il mio ostello-finalmente. Appena lo vedo mi commuovo un attimino, per lo stress che si è attenuato. Dopo aver sbrigato le procedure di accettazione (sono ormai le 22 e 30)  finalmente salgo in stanza. Era meglio dormire in corridoio mi sa. 8 letti a castello in una stanza di metri  4 x 5, con un “bagno” concentrato in metri  1×1, senza acqua potabile, ne cassettini o comodini, ne lucine sopra il letto o qualcosa che non disturbi i compagni di stanza. Uno schifo. I letti sono tutti occupati tranne uno, quello sopra, contro il muro, sotto l’impianto di ventilazione che per tutto il tempo fa: “bbbbbzzzzzzzrrrrbbbzzzzz” . Wow. Mollo tutto li, tiro fuori solo pantaloncini e maglietta per dormire e dormo con il marsupio allacciato sotto la t-shirt, che contiene soldi e documenti. Raccomandazione di mamma. Prima però, mi precipito in corridoio per sentire Fra, il mio moroso, che è in pieno Friday night mood e anche un po’ ubriaco.
CHIMMELOHAFATTOFAREDICOIO…..

14 agosto 2010 Ho appuntamento con Elisa in hotel per fare il colloquio. Punto la sveglia alle ore 9, mi sveglio effettivamente alle ore 6 causa luce,  alle ore 7 causa rumore, alle ore 8 perché TUTTE le ragazze presenti in stanza sono sveglie e fanno a turno la doccia… va beh alziamoci. Che poi nel frattempo mi chiedo: Dove diavolo è l’atmosfera ostello che ti sbattono sui siti internet dicendo “Il miglior modo per fare amici?”. Queste ragazze non mi degnano di uno sguardo, figuriamoci di una parola!  Controllo il telefono ed è scarico, ma chiaramente in questo ostello di merda (ricordatevi MEININGER HOSTEL BADEN-POWELL HOUSE, e diffidatevi) non va la presa, e dopo la terza volta che vado giù a dirlo, le receptioniste mi guardano con la faccia sbatti e mi dicono che manderanno qualcuno. Io non ho tempo di aspettare ed esco per il colloquio. Seguo alla lettera tutte le istruzioni di Elisa e arrivo al Travelodge Hotel, che si trova poco più a sud del Tamigi, un po’ fuori porta dalla City ma comunque ha un buon afflusso di gente. Sono arrivata li un’ora prima perché pensavo di metterci più tempo, ma l’ho aspettata nella hall mentre ho disegnato me stessa sulle scale dell’underground in preda a una crisi mistica di dimensioni esagalactiche!

Quando arriva Eli mi fa il vero colloquio, e dura più o meno un’oretta, dopo le procedure parliamo un po’ in italiano senza essere viste e le spiego i miei stati d’animo, e siccome mi capisce perché lei l’ha passato prima di me, mi solleva ancora un po’ il morale… sono circa le 14 quando decido di tornare in ostello, e verso casa mi mangio la Kinder 5 cereali tutta spappolata in fondo alla borsa. È la prima cosa che metto sotto i denti dopo i panini freddi dell’aereo. Torno in ostello, e la presa è stata riparata..metto sotto carica il telefono e sento Fra, mentre tento di irrompere wi-ficamente nelle connessioni private altrui, senza ottenere risultati. Entro stasera devo trovarmi casa, perché il check-out è domani mattina. Esco di nuovo per cercare un internet point, in centro ce ne sono tanti… peccato che io non li trovi. Non sono mai stata cosi apatica come oggi, e anche solo chiedere mi provoca ansia. Arrivo fino a Piccadilly Circus ma piove a dirotto e non sono molto motivata a girare per locali o negozi. La piazza che vidi sei anni prima con la scuola non mi causa nessuna emozione. Mi sento vuota, spaesata, senza un motivo di essere. (So che sembra eagerato… ma è stato così). Cosi decido di tornare in ostello per farmi attivare internet in stanza alla modica cifra di 5 sterline -.-‘Peccato che sbaglio autobus e mi porta al capolinea di un punto non precisato a nord di Londra. Sono stata tentata da una fermata che si chiamava Cromwell Place (e non Road), ma questa zona non è comparsa sul tragitto effettivo e mi sono ritrovata dall’altra parte della città. Wow. Beh, comunque nel frattempo il giro turistico non è stato malissimo, per sbaglio ho visto il quartiere di Notting hill (adorable), Marble Arch e Abbey Road, quella dei Beatles. Scendo, ne sono costretta, l’autista mi guarda con aria sospettosa e io dissimulo l’imbarazzo uscendo da dietro… per poi attraversare la strada e appostarmi furtivamente alla fermata dell’altro autobus, che mi riporta a South kengsinton, dove mi avvio verso l’ostello a piedi, prendendo da mangiare una specie di tonno condito con peperoni mais faglioli e riso. Mmmmh, che bonta -.-‘.In ostello mi connetto e passo il resto della serata a chattare con tutti coloro con cui ho parlato e che sanno. Nel frattempo mi metto a cercare casa: tutti gli annunci che avevo salvato in precedenza non ci sono più, evidentemente le case erano già state tutte occupate. Ne trovo una, l’ultima spiaggia: l’annuncio dice di chiamare Stefano. Deduco che sia italiano e non appena mi risponde con “Hello?” Gli parlo subito in italiano, così ci si intende meglio. Mi dice di venire pure la mattina seguente.

15 agosto 2010 – E così faccio. Mi porto pure dietro le valige, per andare a casa di un completo sconosciuto che può essere italiano quanto vuoi, ma è pur sempre uno sconosciuto. Uso metro, treno e bus per arrivarci, ma appena arrivo qui Stefano mi dice che il treno potevo evitarlo. Doh! By the way, la casa è veramente carina, e non c’è minaccia alcuna: Lui è di Siracusa, la sua ragazza è di Siena. Mi fanno fare un giro della zona e vanno in centro, mentre io a fare la spesa. Mangio un paio di uova e mi metto al pc.

Prendo un respiro. E noto qualcosa.
Ho una casa, un letto tutto mio, una stanza tutta mia e inizio a lavorare la settimana prossima. Ah, ed è uscito il sole.Immagine

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One thought on “In viaggio verso Londra – 48 ore bloody hell

  1. Anche se non vivo a Londra (ma ci sono stata parecchie volte),ho avuto la tua stessa disavventura con Gloucester Road! 😀 La signora inglese proprio non voleva capirmi!La volta che verrà in Italia e mi chiederà dov’è via Faraini anzichè Farini farò orecchie da mercante anche io! 😉

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