E il tempo scorre... · London's life · Travel&Photography

Death: A self-portrait

(Scroll down for English version)

Domenica pomeriggio: giornata notoriamente insulsa e poco produttiva.
Non ho voglia di lavare i capelli, così li raccolgo alla rinfusa dentro alla mia cuffia di lana morbida che penzola da un lato, che fa molto artiste bohemienne qui visite un musée.
Il pro di vivere in una città come Londra, a parte farsi consegnare un take away alle due del mattino senza che la cosa desti particolare curiosità, è che c’è davvero un sacco di roba da fare: dovunque ti giri.
Ora siccome io non sono una giramondo naif e non ho tempo di fare e strafare e scrivere recensioni dei posti che ho visitato, non posso stare qui ad elencarvi tutte le cose che potete fare a Londra. In realtà, credo che voi ne abbiate fatte molte più di me, anche se a Londra non ci siete mai venuti.
Posso però consigliarvi di scaricare quest’app per l’i-phone: Time-Out London, e codesta vi elencherà tutto ciò che credete di poter fare vivendo o visitando la città.

Tornando al succo della storia, passando davanti ai vari manifesti in metro che pubblicizzano film/teatri/mostre/viaggi di lusso scontati (cercati successivamente a casa e chiuso la pagina internet scrollando la testa perchè sono ancora troppo lussuosi) noto questo manifesto:
Immagine

Pubblicizzato largamente anche su Time-Out London, mi avvicino guardinga al mio moroso (il mio cervello ha fatto un chiarissimo collegamento: Francesco ama gli HIM, gli HIM amano la morte, Francesco ama il tema morte, Francesco amerà la mostra) e gli propongo il pomeriggio intellettuale al museo. Lui, distogliendo gli occhi da Fifa ’13, accetta puramente per uscire di casa. Il mio cervello NON aveva considerato che a lui le mostre fanno cagare, ma con la premessa di un aperitivo e una cena fuori all’insegna dell’ebbrezza ha accettato di sfilarsi il pigiama, e alle 5 del pomeriggio eravamo alla Wellcome Collection di Euston Square a vedere i morti di Richard Harris.

La mostra, per chi ama il macabro e i rituali dei vari popoli, è molto interessante.
Non ci sono cadaveri scuoiati, strumenti di tortura o Marylin Mansoniate.

Ci sono più che altro dipinti e fotografie di una cultura risalente a i tempi antichi, per inquadrare le varie tradizioni dei popoli e il rapporto di costoro verso la morte.
Ci sono statuette di ceramica raffiguranti La Danza della Morte, teschi di plastilina giganti, lampadari di ossa umane e bamboline di cartapesta usate nelle celebrazioni di Ognissanti.

Immagine

ImmagineImmagine

Per poi concludere il tour con una statistica sulle morti nel mondo, interessantissima. In quanti modi si può morire? Un diagramma che copre tutta una parete riassumendo le cause di morte, da malattie, da catastrofi naturali, da omicidi, suicidi, attacchi animali, morti da stress… a mio avviso, imperdibile.

A Londra fino al 24 di febbraio.

Comunque Fra è rimasto contento alla fine della giornata. Due birre e un piatto di nachos discutendo della scuola e di come l’esame di maturità è stato ingiusto per entrambi… allo spavento nel realizzare che ci si è diplomati dieci anni fa…
Una cena Thai nel primo ristorante aperto a Goodge Street che di domenica sembra Silent Hill, e due Martini a casa ad ascoltare vecchie canzoni degli anni ’90, scoprendo cose astruse come che i Savage Garden hanno osato pubblicare un Greatest Hits.

_______________________________________________________________

Sunday afternoon: most common known as the least productive day. Ever.
I don’t feel like washing my hair, so I just tie them up into a messy bun and hide them inside the wool hat that gives that feeling of artiste bohemienne qui visite un musée.
The perks of living in a place like London is that you can really do anything you want, anytime you want, (even getting a take-away at 2am without arousing curiosity). Now, I am not a naif globetrotter that has time to sit down and write all the beautiful stuff I have done and you could do here. Actually, I think you’ve done more stuff than me, even if you haven’t been in London yet. Anyhow, I can advice this really good app for Iphones&co. : Time Out London. It’s pretty much essential if you haven’t got a clue of what London can offer you.

Going back to my story, walking down the platforms on the Tube and looking at those various ads about museums/movies/all-inclusive discounted luxury holidays (checked lately at home and closed the laptop shaking my head because they are still too much luxurious), I noticed this particular ad:

Immagine

It is also largely suggested on TimeOut London, so I cautiosly approached my boyfriend, who, still wearing his pijiamas, was playing at Fifa ’13 on the Xbox, and I asked him to join me in this cultural afternoon. My brain made a perfect link: Francesco loves HIM, HIM love death-related stuff, Francesco loves death, Francesco will love the exhibition. By the look he gave me I realised that I did not consider a small detail: he doesn’t like exhibitions at all. But with the promise of some booze after that, he finally decided to put a pair of jeans on and at 5 o’clock we hit the town. Destination: WellCome Collection @Euston square.

Exhibition was actually really cool,for those who loves macabre and the rituals of the popolation. You won’t find skinned corpses, torture’s machines or Marylin Manson themes.

There are loads of portraits showing the relationship between the living and the dead, in the history, in the ancient population, in the various countries of the world.
There are porcelain miniatures, raffigurating The Death of Dance, giant plasticine skulls (below), fake-bones chandeliers, paper dolls used during the 12 days of the Death (a mexican celebration that takes place between October and November to remember the relatives).

Immagine

Immagine

Immagine

You conclude the tour looking at a statistic about the ways of death. Really interesting. In how many ways can you die? A diagram that covers a whole wall and counts the deaths by diseases, by natural disasters, homicides, suicides, killed by wild animals, and so much more. Unmissable.

In London until 24th of February.

Francesco was happy at the end of the day, by the way.
We sat in front of a couple of beers and we shared a Nachos platter, talking about the high school and how unfair the final exam has been for both of us. (He realised he’s 28 and he’s talking about stuff happened 10 years ago. Had a bit of a crisis, drank a couple of beers extra, nothing happened, cheerful as ever. )
Thai dinner in the first restaurant we found in Goodge Street, that on Sunday looks like Silent Hill, and once home, we had a couple of Martini’s listening to old songs, 90’s mostly, daydreaming, and discovering that artists like Savage Garden actually published a Greatest Hits…

Annunci

One thought on “Death: A self-portrait

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...