Ciarlando... · Nottambulismo

Am I a walker, too?

La perla musicale regalata dall’ultima puntata di “The Walking Dead” (così come la puntata in sè) esprime il caos interiore delle ultime due settimane, settimane piene di eventi che in una circostanza normale vivrei in un anno, forse?

Go your way, i’ll take the long way ‘round, I’ll find my own way down, as  I should… (Ben Howard – Oats in the water)

La verità è sempre la più semplice delle vie, e in molti casi, la meno dolorosa.
La verità sta anche nel guardarsi allo specchio e rendersi conto di quanto tempo sia stato buttato via, facendo un lavoro dal quale si è imparato tutto,o quasi, e quel poco che resta da imparare, non è più interessante. E poi arriva una chiamata, arriva una chiamata in un giorno di riposo e una voce ti dice che domani non devi andare a lavoro, e non ci potrai andare finchè tutte le accuse contro di te non sono state chiarite.
Quella voce, tanto familiare quanto distante. Forse questo è il momento. La mia mente ha partorito l’idea di cambiare lavoro ed evidentemente ci ho pensato così intensamente da rendere la cosa una possibilità. Certo, non è elegante lasciare un lavoro facendosi licenziare, ma l’ho percepito comunque come un campanello di allarme, perchè si, ero spaventata, ma anche sollevata da un peso che non riesco più a sopportare. Non voglio più lavorare a gratis. E con gratis non parlo di soldi, ma piuttosto di gratificazioni non percepite, da riconoscimenti ignorati, di meritocrazie non riconosciute.

Nelle settimane tra il primo colloquio e il secondo, il mare di possibilità mi si è presentato davanti agli occhi e mi ha terrorizzata. Ed è qui che riconosco la mia immensa stupidità nell’affrontare la vita. Io rimugino, rimugino, e intanto il tempo passa e le occasioni alzano il dito medio verso di me.
Penso di avere agito troppo in fretta, quando nell’attesa del verdetto ho mandato in giro i miei curriculum manco fossi un venditore porta a porta. Penso di aver agito altrettanto d’impulso quando mi sono presentata ad un colloquio (il secondo della mia vita, dopo quattro lunghi anni di distanza dal primo!) e ne sono uscita da vincente. Ero contenta, stamattina, quando il secondo meeting con i miei capi ha risolto la mia situazione, sollevata da tutte le accuse e il sapere che il mio manager mi aspetta a lavor venerdì mattina. Ora non lo so. Sono in un loop e i ragionamenti che regnano dentro la mia testa non arrivano a nessuna conclusione, torno a lavoro, cambio lavoro, rifiuto l’offerta, accetto l’offerta, riuscirò mai a decidere per il bene di me stessa, o semplicemente rimarrò una fra i tanti, con i suoi sogni, lì, ad invecchiare?

La verità è che a volte mi sento uno zombie anche io.

Nel frattempo, ho aperto un secondo blog, il link è qui sotto. Se siete a Londra e volete delle foto, fatemi un fischio.

http://stefaniagallettiphotography.wordpress.com/

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