Racconti

Flash

2006

Mi sono seduta sui gradini della chiesa.
Sono fuori luogo, ma d’altra parte non posso continuare a camminare avanti e indietro come una spacciatrice. Devo placare il nervosismo. Mi accendo una sigaretta, poi mi ricordo che non vuoi io fumi e impreco. Poi impreco di nuovo perché l’ho detta davanti a una chiesa. Le tradizioni ficcate in testa dalla famiglia anche se tu credi poco o niente. Cosí adesso sono nervosa, inopportuna e maledetta, penso. Spengo la sigaretta, mi alzo, ricomincio ad aggirarmi davanti alla scalinata.
“Vada come vada, – penso. – É stata una lunga estate. Una bella estate. La migliore.
Le risa, gli after, gli amici. I 17 anni. Vada come vada. L’hai vissuta da Dio. (Ancora!) Scusa Dio, non voglio nominarti invano. Fa’ che dica si. Fa’ che dica si. E se dice no? Che sia no. Sei forte, puoi farcela.”
Una macchina accosta. É la tua, finalmente. Indosso la maschera dell’ignoranza.
– Andiamo da te? –
– …facciamo una passeggiata, ti va?-
No, no che non mi va. Portami da te e fammi stare bene. Andiamo da te a mangiare schifezze, a ridere di noi e guardiamoci dentro, ancora. Parliamo, ancora.
Non farmi passeggiare, non farmi tornare a casa da sola.
– Ok… passeggiamo.-
Hai presente quel ronzio che senti nelle orecchie dopo una nottata in discoteca?
Abbiamo danzato tutta l’estate. Adesso la tua voce filtra tra le barriere dell’ostinazione, del rifiuto. In fondo, non devo per forza ascoltare perché abbiamo finito di ballare. Sento il ronzio, e mi basta per capire.
– É giusto cosí. –
Quella frase, in lontananza, rieccheggia negli antri svuotati del cervello tutta sera.
Sará un lungo, lungo inverno.

2009

Ti vedo confabulare con lui, leggo il labiale.
Mi avvicino, mi guardi e mi sorridi. Ti sorrido di rimando. Mi chiedi se voglio un sorso del tuo cocktail.
– Possiamo parlare? – ti rispondo invece.
Ti guardi intorno. – Adesso?-
– Si. Adesso. –
– Hai ragione. –
Si, ho ragione, abbiamo tirato troppo la corda. Abbiamo lasciato che gli amici parlassero per noi. Ora sono pronta. Sono pronta, sono pronta, sono pronta! Dimmi la veritá.
Non c’ é ronzio nelle mie orecchie. Siamo amici, siamo nemici, siamo amanti, siamo distanti e ancora non riusciamo a parlare. Ora possiamo parlare. Ora posso sopportare.
É l’ultima notte in cui parleremo di noi, di quel “noi” che non c’é piú, che non ci sará piú.
Ma certo che ti voglio bene. Camminiamo. Io con un tacco dodici ai piedi, tu con le scarpe da tennis.
Arriviamo a casa, e finalmente ti lascio andare.
E nel conforto della mia stanza, mi distruggo le mani picchiandole a terra, concedendomi un’ultima lacrima.
Domani sará una lunga giornata.

2013

– Ti saluto, domani torno a Londra. –
– Di giá? Allora non ci sei alla mia festa di addio. –
– Dove vai? –
– Mi trasferisco, vado da lei. Mi sa che non ci si vedrá per un bel po’. –
– Beh, ci si vede sempre solo a Natale ormai. Non tornerai l’anno prossimo? –
– Beh, certo, a Natale saró qui.-
– Bene, anche io. Ehi! Sono felice per te. –

Ti abbraccio, ti bacio, e un secondo dopo ho giá un’altra persona da salutare.
Domani sará un altro semplicissimo e bellissimo giorno.

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