Homesick · Racconti

Prima di cena…

Era seduta in veranda, con le cuffie alle orecchie e una Winston blue nella mano destra.
Il braccio sinistro era pigramente appoggiato al tavolino di plastica, le dita della mano tamburellavano sulla superficie, intente a tenere il ritmo. Si concedeva quel piccolo e trasgressivo piacere quando sapeva che la madre non era in casa. Troppe domande, troppe preoccupazioni nella testa di una madre giá fin troppo apprensiva, se solo l’avesse vista li. Suo padre invece si trovava in salotto; probabilmente non si era accorto che lei era riuscita a sgattaiolare fuori di casa con una sigaretta infilata nella manica. E se avesse domandato, lei gli avrebbe dato una spiegazione abbastanza convincente e sbrigativa. Lui avrebbe probabilmente seguito con lo sguardo la figlia, chiedendosi se esistesse un modo per capire cosa passa nella testa di una ventenne. Poi si sarebbe dedicato al suo hobby preferito, per scaricare la tensione di una giornata: la chitarra.

Non era insolito infatti, per chi passasse sotto casa di quella famiglia tra le sei e le sette di sera, o per i vicini che spalancassero le finestre in quel momento, udire un suono attutito di corde strimpellate, magari seguito da una voce, acuta, femminile, accompagnare le note di canzoni che, per un passante italiano medio, diventavano via via sempre meno riconoscibili. Il padre infatti, per sopravvivere al cambiamento generazionale, e il piú delle volte per non sentirsi dire di stare fermo, aveva smesso di comprare “Il Canzoniere Italiano” e si limitava ad imparare i brani che gli venivano richiesti dalle sue due piú grandi fan: le sue figlie.
Cosí, in fondo ai libri di canzoni, o addirittura incollate sopra le pagine di cantanti meno apprezzati, si aggiungevano stampate di testi dai siti internet, abbelliti da scarabocchi di note e accompagnamenti. Sfogliando quei libri capitava di leggere Coldplay al fianco di Celentano, brani dei Muse incollati sopra canzone di Luca Carboni, o addirittura accoppiate di ballate di Rihanna e di Lucio Dalla.
In fondo ci sono molti modi per sentirsi giovani – pensó lei – e questo era uno di quelli.
Forse, se suo padre l’avesse vista, le avrebbe semplicemente chiesto di farle compagnia. Forse avrebbe dovuto, e approfittare del vantaggio di cantare a squarciagola senza che nessuno se ne lamentasse. Infatti a volte succedeva che le sorelle venissero zittite  perché avevano iniziato una sessione canora con microfoni e YouTube instrumental versions nel momento sbagliato: ospiti in casa, nonna dormiente, genitori impegnati in conti e revisioni. O piú semplicemente, avevano osato dare sfogo incontrollato su una canzone particolarmente difficile, tipo “Listen” di Beyoncé. In quei momenti di ilaritá, nessuna delle due manteneva il controllo del diaframma, del respiro o della voce stessa, semplicemente urlavano e ridevano e correvano in bagno per il troppo ridere. Che problema c’era? Chiedevano loro: non viviamo mica in condominio!
Cosi si acquietavano per un breve periodo, ma dopo un po’ di tempo, lei aveva trovato la soluzione al problema; si rinchiudeva nella sua versione di stanza insonorizzata: l’armadio! Quante prove ed esercitazioni canore in quell’antro buio e dal retrogusto di lavanda!

Quella era la situazione in casa prima di cena. Diversamente, il quadretto poteva abbellirsi delle seguenti scene: la mamma intenta a cucinare diverse pietanze per soddisfare i palate di tutti: qualcosa di sostanzioso per papá che mangiava panini o schisciette fredde in pausa pranzo; qualcosa di leggero per lei, che doveva andare agli allenamenti alle nove; un’insalata con l’aceto per la figlia minore, un’insalata con il limone per se stessa; il brodo per la nonna senza i denti, e la mela grattuggiata che avrebbe chiesto a fine cena. E intanto parlava, con papá, con la tv sintonizzata su qualche quiz-show, con se stessa. Papá avrebbe potuto trovarsi sempre su quel divano, sempre con quella chitarra, oppure in camera da letto davanti alla Playstation. Lei sarebbe probabilmente davanti al pc, intenta a chattare, guardare un telefilm, ascoltare la musica o tutte e tre le cose insieme, che chissá come mai quando sei annoiata non vuoi fare niente e quando hai poco tempo vuoi fare tutto. La sorella, ormai dovreste averlo intuito, potrebbe essere li a fare le stesse cose della maggiore, dato che dal momento dell’ingresso nell’adolescenza della piú piccola, le due erano entrate in simbiosi.
La casa, in sostanza, non era mai silenziosa, e i vicini questo lo sapevano bene.
Gli abitanti, intanto, si crogiolavano in quel frastuono come in una coperta, calda, familiare, una di quelle da cui fatichi privartene.

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