Travel&Photography

La valigia sul letto, quella di un viaggio così breve che ti manda in bestia.

Io odio fare le valigie. L’idea di partire mi rende euforica, l’idea della valigia, la nausea. Dover fare la selezione dei vestiti e delle cose indispensabili per un viaggio di N giorni, le ore precedenti alla partenza con un senso d’ansia perché presumibilmente ho scordato qualcosa, lo stato di incognita durante il volo con la certezza che a sto giro la valigia smarrita sarà la mia. Per non parlare del ritorno, con il dubbio perenne dei souvenir che non si ficcano dentro. Siccome faccio valigie si e no otto volte l’anno, dovrei essere diventata una pro nell’impacchettamento generale, no? No. Sono ancora una chiavica.
Vorrei mettere dentro tutto l’armadio, perché non si sa mai. La verità è che non riesco a selezionare le mie cose in quanto hanno tutte un valore e un uso preciso e mi sento persa senza di esse. Poi però mi dico che vorrei essere più poliglotta e avventurosa e in quanto a ciò dovrei essere pronta a “staccarmi” da queste cose materiali che creano peso extra e occupano spazio inutile.
Sono molto incoerente. E fare la valigia mi sveglia, tira fuori i miei peggiori difetti: sono mostruosamente disordinata, e me ne rendo conto quando, tirando fuori le borse per il viaggio, ci trovo dentro la mia carta d’identità, rimasta li da Natale dell’anno scorso. Del tipo che mi sono resa conto di non averla con me fino al giorno prima di partire. Però quando si tratta di rinominare le canzoni nelle cartelle del pc mi assicuro di usare il – invece del _. Ho si, o uno o l’altro, sennò che casino viene fuori? (Incoerenza pt.2)
Sono una maestra nel perdere tempo; ho iniziato i preparativi ieri alle sette di sera e ho chiuso (si fa per dire) la valigia semi-pronta alle nove e mezza. Nel frattempo ne ho approfittato per fare un cambio di stagione nell’armadio, aggiornare l’iPod per il viaggio, improvvisare balletti davanti allo specchio con i vestiti, filmarmi, riguardarmi, vergognarmi, e tornare davanti alla valigia aperta chiedendomi da che parte iniziare. Già. Sono un asso nel perdere tempo. Perché quando poi passo ai cassetti per gli accessori, e ci trovo dentro vecchi biglietti di concerti, lettere delle amiche e vecchi diari, finisco a sfogliare le pagine e passeggiare lungo il viale dei ricordi. Davvero, mi infastidisco un sacco. E la colpa è della valigia, sempre!
Comunque, per la cronaca, sto andando a Madrid. Scrivo dal treno per Gatwick. Avete presente, no? Come gli scrittori nei film, con il mini Mac che cercano la presa di corrente per continuare il libro e indossano gli occhialini. Però io scrivo dal cellulare e non vedo l’ora di ingozzarmi con il panino che ho preparato prima di uscire.
Sto andando a Madrid per una riunione di famiglia.
La decisione è nata l’estate scorsa, mentre dal bordo piscina dell’hotel di Fuerteventura discutevo con mia sorella all’altro capo della cornetta la giustificatissima scelta di trasferirmi qui per il resto della mia
vita. Siccome mio padre è in crisi mistica da lavoratore prossimo alla pensione ed è deciso a trasferirsi pure lui, questo viaggio è in realtà un’ avanscoperta. Entrambi sosteniamo che la Spagna batte tutto e tutti. Che poi sia Fuerte, Madrid o Barcellona, non importa. Noi andiamo in giro. È sempre bello viaggiare. E poi sarebbe fichissimo avere i genitori che vivono in un posto per cui vale la pena andare a trovarli.
Se non fosse per queste diavolo di valigie…

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9 thoughts on “La valigia sul letto, quella di un viaggio così breve che ti manda in bestia.

      1. Me lo stavo chiedendo l’altro giorno se esistesse un lavoro del genere, ma purtroppo credo di no… E’ un peccato, se potessi inventarmi un lavoro scemo credo che sarei una professionista del settore. Tipo una volta assieme a mia madre ho constatato che sono bravissima a decidere quale tipo di pasta si sposi bene con un determinato sugo/condimento… Ma dubito che qualcuno mi assumerebbe per questo, haha.

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      2. Ahah! Non sottovalutare questo potenziale, secondo me gente d’élite del settore culinario potrebbe sicuramente esserne interessato! Mmh, non ho mai pensato ad un vero lavoro scemo. Adesso questo pensiero mi tormenterà per tutto il viaggio!!! 🙂

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  1. Un post grande. La percezione dell’urgenza e del garbuglio.
    Eppure, in questo arcobaleno di colori che cozzano tra loro, c’è un viaggio di famiglia, la spagna, l’idea di un’altra vita.
    Fantastico.
    Con o senza valigie da pressare.

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  2. Mi piace un sacco fare le valigie! Ed è un bene dal momento che le faccio due volte al mese circa di media. Fare le valigie però mi da sempre una conferma del mio profilo ossessivo-compulsuvo e la cosa un pò di lascia sempre perplessa. Vabè, a ognuno il suo! Ps. Stefy! Mi sono legata al dito il tuo mancato commento alle mie recensioni di The Walking Dead! Le aspettavo con bramosia! 😉

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    1. Chiedo venia e rimedio all’istante, purtroppo in queste due settimane non ho avuto tempo di cazzeggiare in ufficio, siamo stati improvvisamente inondati di lavoro… Quanta ingiustizia nel mondo! 🙂

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