Ciarlando... · E il tempo scorre... · London's life

Intanto io mangio.

Cerchiamo di spezzare la routine in mille modi, durante il corso della nostra vita. Un viaggio improvvisato, una cena in un ristorante esotico, una posizione diversa a letto, per poi finire a lavorare in un ufficio, che ci sbatte in faccia la cruda veritá, incastonata tra i tasti del computer, insieme alle briciole dei cracker che ti sei sbafata un’ora dopo la colazione: l’Ufficio ti ha imprigionata in una routine peggiore di quella che avevi quando andavi a scuola. Si perché un conto era saltare la lezione, un altro é saltare un giorno di lavoro quando paghi un affitto. Un conto era mangiare sottobanco l’ora prima dell’intervallo e poi elemosinare 80 centesimi ai tuoi compagni per prenderti un’altra merendina al bar, un altro é sgranocchiare senza sosta e soprattutto senza che nessuno ti dica di smetterla.
Se poi aggiungi tutte le feste di compleanno e i leaving party (che in quest’ufficio di circa 300 persone non si sprecano mai), stai sicura che se non ti leghi le mani e ti mordi la lingua, ingrassi almeno 5 chili.
Specialmente quando il festeggiato é uno di quelli che cuoce la torta prima di portarla in ufficio e impone a tutti i colleghi di assaggiarne un pezzo. Tu non puoi rifiutarti. Devi sorridere, ringraziare, e calcolare mentalmente quanti minuti devi aggiungere alla sessione sul tapis roulant.
Per il resto, l’ambiente dell’ufficio non é poi tanto diverso dall’ambiente di scuola, quando si formano i gruppetti e si iniziano i gossips. La sala caffé é l’incubatrice primaria di ogni gossip, che sfrutta il sovrappopolamento per acquisire velocitá di diramazione. Non so perché la gente sparla in sala caffé. Ci sono persone che potrebbero ascoltare, e probabilmente sono li per quello. Perché la sala caffé ha almeno due frequentatori assidui, tipo Luca Nervi & Paolo Bitta, che sono ormai assuefatti di caffeina  e aspettano il momento giusto per gettare l’amo e recuperare la preda. É cosi, non ci puoi fare niente.  Io li ho individuati i Luca e Paolo della situazione, sono due ragazzi francesi, gay e sono sicura che se dovessero darsi un soprannome si chiamerebbero enfants terribles a vicenda. Ridacchiano verso, nella, e tornando dalla caffetteria per chissá quale motivo, ma la scena si ripete almeno una quindicina di volte al giorno. La collega di fianco un giorno si é girata e mi ha chiesto quale fosse il loro problema in vero Lewisham ghetto style. Qui tra francesi ridacchianti, caraibiche incazzate e italiani che usano il linguaggio dei segni non ci si annoia mai.
La pausa pranzo diventa l’unico momento in cui ti scegli la tua compagnia; ho iniziato da sola, ho saltato diverse pause pranzo per andare in palestra, poi ho bigiato allegramente l’allenamento per andare a mangiare con una ragazza polacca e un ragazzo di Verona. Giorno dopo giorno si sono aggiunti, nell’ordine: una ragazza genovese, una spagnola, un’austriaca e un egiziano. Lo zaino era pronto stamattina, ma l’idea di distendersi al sole lungo il Tamigi in secca a sparare cavolate e a sparlare in un luogo neutrale era troppo allettante. Ho cosi tanto affetto per questo piccolo diversivo quotidiano che adesso metto su una band e la chiamo The Lunch Break Hour.
L’ufficio diventa casa, i cassetti della scrivania si riempiono di oggetti vitali per la sopravvivenza in loco; inizi a fidarti anche dei bagni in corridoio e se ti scappa, ti scappa e non puoi fuggire. Inizi a vestirti sempre peggio, a truccarti sempre meno e a depositare svariate paia di scarpe nei cassette piú bassi.
Sviluppi una sorta di cotta per qualcuno, a discrezione del tuo status sociale.
Non importa quanto bene programme la settimana,  intorno a giovedi non saprai come vestirti o cosa prepararti per pranzo, ti sveglierai tardi e penserai “Si, domani é venerdi…”.
Ordunque oggi é venerdi, ovviamente ci sono stati DUE leaving party (non uno, DUE) e ci saranno (N) birre al pub post-work.  A questo punto quasi quasi mi faccio anche un kebab takeaway…

Va beh, just to let you know…

Domani sera saró all’arena di Webley perché suonano quegli strafighi dei Within Temptation. Vorrei tanto andare da Sharon e chiederle se per caso mi ha rubato il diario segreto, prima di scrivere le canzone del nuovo album. Cosi, tanto per sapere.
Have a great rock’n’roll weekend!

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17 thoughts on “Intanto io mangio.

      1. La mia compagnia é giapponese, ma gli uffici vendita sono in tutta l’Asia e l’head office a Kuala Lumpur, meaning that abbiamo i colleghi che quando tornano dalla Malesia portano come souvenir quelle schifose gelatine dal sapore di mango e dall’odore di morte. Ti suonano familiari?

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      2. Li portano in europa perché non li vogliono nel loro paese XD
        In realtà a loro piacciono, ma infatti dubito fortemente delle capacità cognitive degli asiatici.

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      3. La domanda é: davvero non hanno niente di meglio da portare come simbolo del Far East?! Perché se non sono le gelatine al mango sono le rice cakes al thé verde con la copertura di zucchero, immangiabili pure quelle.

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      4. Comunque quelle peggiori sono le gelatine al sesamo, uniscono la consistenza terribile della gelatina al saporaccio amaro del sesamo che ti fa scattare l’urto di vomito… altrimenti le alghe fritte piccanti e roba tipo jackfruit o durian essiccati.

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      5. Si! Erano insieme alle gelatine al thé verde o alla soia, va a sapere. A me piace il cibo, e soprattutto mi piace assaggiare cose nuove, per questo sono diventata bravissima a fingere.

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    1. Uh uh uh! Hanno cantato BEN tre canzoni da Silent Force (“See who I am”, “Angels” e “Stand My Ground”), ma per me sono andati migliorando. O forse sono io che mi esalto ogni volta che esce un album metal nel panorama di musica di cacca.

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      1. Poi mi cerco i video su youtube 🙂
        Anche i sonata arctica han fatto l’album nuovo ma me ne piaceranno una o due, prima era roba più seria!
        Invece l’album nuovo degli Alter Bridge è molto carino… e poi ci sono i Nanowar!

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