Homesick · With Love

Che poi giá lo sai

Mi piace la parola daydream. “Sognare ad occhi aperti” non rende altrettanta giustizia, secondo me. “Fantasticare” é forse piú adatta e io fantastico da che ho memoria.

Ne parlavo l’altra sera a cena con Seb. Ci sono certe cose a cui un daydreamer  pensa inconsciamente, come immaginare di tradire il partner. No, non tradire. Pensare di essere con un’altra persona, nel nostro immaginario dove tutti sono single e tutti sono disponibili.

Certo, ci possono essere anche trame piú complicate, ma onestamente, perché complicarsi la vita anche nella fantasia?Una cosa che io e Seb abbiamo scoperto di avere in comune é che siamo estremamente ”sognatori”, mentre i nostri rispettivi partner non lo sono affatto (Fra fatica persino a ricordarsi i sogni veri). Questo, oltre a scatenare risate di complicitá, mi ha aiutato a realizzare che non sono l’unica che é (quasi) sempre con la testa tra le nuvole.

Voglio condividere alcune di queste perle con voi, oggi. Perché i daydreamers perpetuino senza ritegno nel loro passatempo preferito.

É un espediente per sfuggire alla noia che mi ha sempre regalato intense soddisfazioni.

Sceglievo scenari molto dettagliati quando andavo in chiesa alla domenica, da piccola. Alzavo lo sguardo verso le vetrate colorate e i mosaici delle volte, immaginavo che una creatura alata entrasse dall’alto, seminando panico e confusione. Ma io, specie di eroina e portatrice di superpoteri, mi issavo fin lassú e iniziavo a picchiar duro.

L’altra storyline, raffinata negli anni e adottata anche in etá adulta durante battesimi e matrimoni, é una battaglia a colpi di spade con il villano di turno, che si concludeva immancabilmente nella chiesa, magari a notte fonda (nel corso degli anni, é nato anche un amore/odio tra i due protagonisti; associare pulsioni sessuali e elementi spirituali é una trama che nella mia mente non ha restrizione alcuna, e io nella mia mente ci sguazzo abbastanza comodamente).

La doccia divenne il set perfetto per ricerche sotto piogge torrenziali in film di avventura, ma anche di discorsi struggenti in film romantici. Dovete capire che per fare la doccia io dovevo chiedere il permesso (avevamo una vasca molto piccola, con una specie di seggiolino, nella quale era impossibile affogare; entrare nella doccia era un’azione supervisionata da mia mamma, dopo aver constatato che no, non sarei scivolata, si, sapevo regolare il rubinetto senza ustionarmi e si, avrei saputo lavarmi i capelli da sola). Il passaggio tra la vasca e la doccia é stato come un debutto dal piccolo al grande schermo, per me.

Ho creato centinaia di trame prima di addormentarmi, ritoccato sogni veri al risveglio. Ho inscenato monologhi da premi Oscar e li ho dimenticati il secondo dopo averli recitati. Sono profondamente convinta di essere una bravissima attrice, ma ovviamente ho il terrore del palcoscenico.

A volte mi chiedo come sarebbe la mia vita se fossi un uomo, se fossi giapponese o se vivessi in America. Mi immagino dottoressa, mi immagino cantante, mi immagino paralizzata, mi immagino bisessuale. Mi immagino di venire posseduta e rinchiusa in un manicomio.

A volte, quando sono in tube, guardo le facce delle persone e mi chiedo: “E se queste fossero le uniche persone rimaste sulla Terra?”; attribuisco loro uno specifico personaggio. Il loro ruolo in un’Apocalisse di zombie, su un’isola deserta.

Vorrei essere partecipe di una catastrofe (per poi sentirmi subito ingrata. Ma ci penso).

Penso al peggio. Penso a quanto dolore potrei sentire se dovessi perdere una persona cara. Ci penso fino a quando mi viene da piangere e mi sento idiota.

Penso al futuro e a come sará il mio matrimonio. Mi immagino i miei figli, come li cresceró.

Penso a te in tutte le salse. Penso a noi due che ci allontaniamo, che ci odiamo, che ritorniamo amici, che ci innamoriamo di nuovo. Penso all’idea di chiamarti “ex” o “marito”.

Penso a te padre, zio, nonno.

Che poi giá lo sai che sono cosí, io.

Quando ti faccio quelle domande strane a cui tu rispondi vago, perché “non ci hai mai pensato”. Quando ti racconto i sogni della notte prima nei dettagli e mi chiedi come cavolo faccio a ricordarmeli. Quando mi estraneo con l’iPod per ore sulla sdraio e mi chiedi come faccio a non annoiarmi.
Quando mi chiedi cosa scrivo, di che cosa parlo. Io? Parlo di tutto ed essenzialmente di niente.

Immagino dieci altre vite, ma lo sai che ne vivo una sola.
Ma si che lo sai.

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