Ciarlando... · Recensioni balenghe

Gli A.S.S.I dei social

Buongiorno cari miei,

oggi vorrei parlarvi di un trend che mi sta particolarmente a cuore per l’alto contenuto culturale ed educativo, al pari forse della #icebucketchallenge, fine a se stesso e senza scopo alcuno se non di aiutare le normali funzioni fisiche quotidiane (= scaldare la tazza del water).

Le storie di Instagram.

O meglio,

gli Abusatori Sfrenati delle Storie di Instagram, gli A.S.S.I dei social (Instagram Stories Excessive User per i più english friendly, I.S.E.U per gli appassionati sardi di geografia).

Analizzando per un momento le Storie, e sapendo che dopo 24 ore spariscono nell’Ignoto, si evince che la fatica necessaria a crearle, montarle, decorarle di frasi ed emoji studiate è inutile, ed il tutto si traduce con ENORME PERDITA DI TEMPO.

Mi riferisco ovviamente a tutti gli utenti medi e sconosciuti del mondo Instagram, di utenti come me o come voi che non lo sfruttano per pubblicizzare se stessi o le proprie creazioni (come i Viners che sono stati esiliati da Vine – sigh!- o i vari Fedez -user abusivo incontrastato del mio Instagram, per esempio- Rovazzi&Co.)

Ecco gli A.S.S.I in macrocategorie:

DJ Kruscotto – è una testimonianza reale che costoro sono in possesso di patente di guida,  e ci offrono la panoramica della strada, mentre scorgiamo un’autoradio, un cruscotto, un portaoggetti, e una canzone in sottofondo li accompagna il questo bellissimo viaggio che è la vitaaaaa!!1! Generalmente le canzoni più gettonate sono quelle italiane, possibilmente piene di parolacce e odio verso il mondo perché si sa, le Storie sono temporanee, il mio umore è ballerino e soprattutto i social sono fatti per trasmettere al mondo che Io Odio Tutti e Voi Non Siete Un Cazzo se non vi fate un video mentre guidate!

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via GIPHY  #driving #nofilter #nocar

Ansa live @ banchi di scuola – Una nuova specie di studenti che ha questo immeritato privilegio di potersi filmare mentre assiste distrattamente alla lezione (ma soprattutto geotaggandosi, come se noi adulti ci fossimo dimenticati la forma del banco e dell’astuccio o com’è la vita a scuola) o mentre è “impegnato” a studiare qualcosa di apparentemente difficile dato che le descrizioni della foto (rigorosamente inclinata di almeno 45 gradi su un testo sottolineato o evidenziato) riportano quasi sempre “aiuto!” “non ce la farò mai!” o “voglio morire”, che tirano fuori l’ottantenne che è in te e ti ritrovi ad inveire contro lo schermo del telefono: “Ma tasa, va! Che quand seri gioin saltevi i foss per la lunga!”

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Raven era davvero una studente modello.  via GIPHY

Frasario illustrato – schermo nero (ottenuto coprendo saggiamente l’obbiettivo con il palmo della mano, o almeno credo), frase ad minchiam, generalmente comunicazioni molto importanti e salienti quali “Tranqui raga, sto bene!”, “Ho fame”, “Perché non ve ne andate tutti a fanculo”, o “Christian Grey”, accompagnata da 8/9 emoji illustrative per gli analfabeti o per gli ignoranti del gergo.

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Noi che gettiamo le nostre vite al vento per evitare questi individui via GIPHY

Selfie, selfie e ancora selfie – Che sia di autoconvincimento (ma non troppo, perché sennò pubblicheresti una foto, non una “storia” che svanirà nell’etere), di buongiorno, di buonanotte, di buon appetito, di buon riposino e di buona evacuazione. Ah, si, e poi ci sono  i Boomerang. Perché non bastava il selfie con bocca di culo di gallina una volta, dovete scassarci la fava con un filtro che ripete all’infinito la vostra posa.
Picchi di ego che nemmeno Paris Hilton degli anni 2000.

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Una visibilmente irritata Paris Hilton mentre guarda i tuoi selfie via GIPHY

Siamo tutti Carlo Cracco – geotaggandosi (n’artra vorta) nel ristorante pheego, non il McDonalds – che sei scemo?- mentre degustano piatti prelibati e giudicano solo come i migliori chef sanno fare.
“Mmmmh, la bottarga in concassè di verdure non era delle migliori ma la lochescion era cool; il must di questo ristorante sono le animelle, anche se come le cucina Gordon…mmmmh, proprio non ce n’è!”
Spaghettari in incognito, insomma.

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Mmmh, questi spaghetti sono troppo da povery, meglio mangiarli quando ho il telefono che non prende via GIPHY

Grandi ragazzi, grandi.
Bravi voi.

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5 thoughts on “Gli A.S.S.I dei social

    1. Io non mi sono ancora cimentata nelle storie perché quando pigio il bottone mi accorgo improvvisamente di non sapere cosa vorrei dire (la natura del post deriva proprio da questo! XD). Sono quindi della categoria “Vorrei ma non posto” 😀

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