Esperienze di vita · Traumi infantili

A Carnevale un chilo e mezzo di chiacchiere vale.

Ho iniziato ad odiare profondamente il Carnevale intorno ai 6/7 anni.

Passata la fase prescolare (ricordo foto di una me duenne vestita da Cappuccetto Rosso, di una me quattrenne vestita da pirata, passando dall’immancabile Arlecchino)  alle elementari partiva una competizione spietata con i tuoi compagni di classe, che iniziava con le fasi scrematorie ad Halloween per finire con i campionati regionali a Carnevale.

Da quando i gusti personali diventavano più esigenti e ti ritrovavi con le amiche, a scuola, a pianificare la festa. Quindi arrivavi a casa e annunciavi “mamma, io quest’anno mi vesto da Sailor Mars!” ma il costume di Sailor Mars costava qualcosa come 50 mila lire e tua mamma rispolverava il vestito da principessa ottocentesca che usavi fino all’anno prima, impassibile di fronte alle tue lacrime disperate, al pensiero di un piano andato in frantumi perché le Sailor si sarebbero ritrovate senza Mars (che voglio dire, era la seconda più importante, non come Sailor Venus che andava e veniva, e poi aveva le tresche più fighe, i capelli neri, un certo savoir faire) e saresti stata etichettata come La Traditrice.

Che poi a pensarci oggi quel costume da principessa era strabello.
Aveva anche i cerchi in fil di ferro che mantenevano la gonna ampia. Una comodità assurda.

Comunque iniziai ad odiare il Carnevale perché avevo sempre i costumi riciclati dei cugini grandi, e venivo trascinata alle feste in Posta, sempre per colpa dei cugini: io odiavo le feste in Posta, l’atmosfera era la stessa vista in Fantozzi al Capodanno aziendale, perché c’erano tutti i figli dei dipendenti, che io ovviamente non conoscevo, e in quanto bimba molto socievole e affabile mi ritrovavo sempre in un angolo a guardare tutti in cagnesco.
Solo oggi comprendo quanto Madre fosse felice di scaricarmi alla zia e ai miei cugini per non dover sopportare la tristezza di quelle feste.

E se non ero in Posta, ero in piazza a vedere i carri.
I carri.

Un’altra cosa che ho sempre odiato.
La piazza della mia città è davvero bella, è riconosciuta a livello nazionale, è stata progettata da Leonardo Da Vinci, mica pizza e fichi. Ragion per cui TUTTA LA POPOLAZIONE cittadina e dell’hinterland era lì, e io dall’alto del mio metro e dieci ricordo:

1) Tantissima cacca di cavallo
2) Tantissimi pantaloni colorati
3) Un sacco di stelle filanti per terra
4) I pennacchi dei carri

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Perché a 7 anni non potevo più stare in braccio a mamma e papà. Ero grande.

Crescendo ed entrando nell’adolescenza il mio odio verso il Carnevale si è tramutato in odio verso il messaggio propagandistico (A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE) e quindi l’oggettistica e i gadget venduti durante questa festa, tipo trombette assordanti, mazze da baseball di plastica che però in testa facevano un male cane, ed in particolar modo la SCHIUMA, usata in grande quantità dai ragazzi, in uno dei primordiali modi di attirare l’attenzione e flirtare con le ragazze, che urlavano come pazze se venivano “schiumate” a caso ma se era Lui a “schiumarti” allora significava limone da qui a breve. Poi c’erano i teppistelli che invece della schiuma di Carnevale usavano la schiuma da barba, che macchiava i cappotti indelebilmente, e ricordo in particolare modo un sabato passato in piazza in cui fui ingiustamente ricoperta di schiuma (non ero nemmeno travestita, ero già grande e pensavo di scampare alla piaga), iniziò a piovere, e tornai a casa ridotta più o meno così:

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Una volta ebbi anche il piacere di ricevere una scarica di palline dietro alle ginocchia da un coglioncello che andava in giro con la pistola di plastica, avete presente quella che si usava per allontanare i gatti dal cortile (o forse lo faceva solo mio papà)? Che goduria, mamma mia.

Insomma dopo l’età stupidera non c’è più stata occasione di festeggiare il Carnevale anche perché non l’ho mai né creata né cercata. Al momento sono priva di prole a cui arrecare questi importantissimi traumi infantili perciò il mio Carnevale significherà solamente una cosa.

L’unica nota positiva di tutto questo incubo.

LE CHIACCHIERE.
A Carnevale un chilo e mezzo di chiacchiere vale, giusto?

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2 thoughts on “A Carnevale un chilo e mezzo di chiacchiere vale.

  1. Che angoscia che trapela da questo post, hai nominato tutte cose che ho cercato di dimenticare (molte volte con successo) nel corso degli anni: i costumi TERRIFICANTI (me ne ricordo solo due: principessa e principessa araba, per la serie la varietà), la SCHIUMA, i CARRI, l’ansia del dover stare in gruppo e farsi gli SCHERZONI. Ti perdono solo perché hai nominato ciò che salva il Carnevale e cioè IL CIBO e cioè LE CHIACCHIERE.

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